Ultimi giorni di scuola: smozzico un'ultima lezione, distribuisco copia dei programmi svolti e compiti delle vacanze, faccio un po' il punto della situazione nelle diverse classi e offro confetti. Tra uno sgranocchiamento e l'altro, quando nelle prime mi trovo davanti a rischi concretissimi di bocciatura o di numerosi debiti a settembre, chiedo agli alunni se progettano di perseverare in questo ordine di scuola o di cambiare: e comincia la cantilena dei "questa scuola non fa per me", "cambierò", "cambierò ma non so cosa fare", "ho sbagliato scuola", che spalanca la voragine dell'inadeguatezza dei percorsi di orientamento in uscita dalla scuola media. Non sto scaricando il barile sui colleghi dell'ordine inferiore, tutt'altro: ci ho lavorato per dieci anni e so quale fatica improba si faccia a contrastare da una parte le false certezze dei ragazzi e le convinzioni delle famiglie e dall'altra il merchandising tutto sbrilluccichii e cotillons di molti istituti superiori. Solo, mi è sempre più chiaro che il meccanismo, spesso, non funziona. Ma quello che più mi ha sconcertato, quest'anno, è stato rendermi conto che alcuni di loro, in particolare fanciulle, sono stati obbligati dai genitori a scegliere un corso di studi che non li interessava minimamente, genitori che, a quanto pare, confermeranno l'iscrizione anche davanti ad una sonora bocciatura. Mi sono offerta di parlare personalmente con mamma e papà per ridurli a più miti consigli, ma molti hanno scosso le testoline, rassegnati: "Grazie, prof, ma non cambierà nulla... sono convinti così".
Allora ho ripensato ad una di queste madri, con cui ho parlato alcune settimane fa: immobile nella sua granitica certezza che la figlia volesse cambiare scuola "solo perché non ha voglia di studiare" - come se questo non fosse già di per sé motivo necessario e sufficiente a giustificare una richiesta di nulla osta; ostinata nel ritenere di essere l'unica giudice attendibile delle ambizioni della ragazza; terrorizzata all'idea che ella possa ripetere "i suoi stessi errori" ma, probabilmente, molto di più che possa costruirsi un'identità autonoma e diversa da quella della genitrice; totalmente inconsapevole di star riversando sulla figlia le proprie, frustrate, ambizioni. E non ho potuto fare a meno di pensare che i capitoli IX e X dei Promessi Sposi dovrebbero essere adottati come lettura obbligatoria in qualunque corso pre-parto e inseriti in appendice a tutti i manuali di puericultura: la nostra infelice era ancor nascosta nel ventre della madre, che la sua condizione era già irrevocabilmente stabilita...